Eventi

Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso

5 Dicembre 2008
05 Dic 2008

 

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”.

E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

“Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso”

Penso (e mi viene da sorridere) che spesso questa frase viene usata nel nostro ambiente per spingere giovani a fare servizio, animazione, volontariato, ad aiutare quelli che stanno peggio, magari attaccando a questa frase l’altra altrettanto conosciuta “chi farà questo a uno di loro è come se l’avesse fatto a me”.

Certo, è giusto spingere le persone a guardarsi intorno e a uscire dai propri egoismi, ma si rischia di non capire un messaggio ancora più importante: non si può “guadagnarsi” il regno di Dio “facendo” cose (servizio, animazione, volontariato,…), perché il regno di Dio non si guadagna proprio, è un dono gratuito che si riceve, e basta.

Mi viene in mente la parabola del padre misericordioso: il fratello maggiore fa un sacco di cose, ma non sembra proprio pieno della grazia di chi sperimenta l’amore di un padre verso di lui! E’ convinto magari che il rinnegarsi per seguire il padre voglia dire lavorare di brutto come se fosse sotto padrone, come se fosse un servo.

Allora mi chiedo se è l’errore che faccio anch’io: rinnegarmi per seguire Dio non è aggiungere cose su cose da fare, servizi su servizi, impegni su impegni… più aggiungo cose da fare, più rischio di ritrovarmi frustrata come il figlio maggiore, che ha perso il motivo di fondo per cui lavora con suo padre.

Allora, per chi come noi dà un po’ del suo tempo per questi servizi agli altri, che cosa vuol dire “rinnegare se stessi”?

E’ innanzitutto uscire dalle nostre sicurezze infantili, è avere il coraggio di fare delle scelte affettive, lavorative, ecc. che ci spingono a crescere, a muoverci, a metterci in gioco e a rischiare.

E’ smetterla di pensare solo a fare cose perché ci fanno stare bene come fanno gli adolescenti, o a fare cose che ci mettono a posto la coscienza.

Rinnegare se stessi vuol dire avere il coraggio di uscire dal proprio guscio, staccarsi dalla propria famiglia, iniziare a costruirsi la propria vita, perché ormai siamo grandi… Vuol dire spendersi per una causa credendoci fino in fondo, vuol dire anche vivere la propria quotidianità gioendo di essere qui a fare questo, e non in qualche altro posto a fare chissà cosa…

Vuol dire alla fine ammettere che da soli non si può giostrare la propria vita, ma che ci serve Qualcuno che ci accompagna, che ci sta davanti.

Vuol dire, in sostanza, ammettere di essere bisognosi, e forse per noi, che di solito siamo quelli che aiutano gli altri, è una cosa ancora più difficile da ammettere.

Perché seguire Gesù, andare dietro a lui, vuol dire lasciarsi guidare senza vedere la strada che c’è davanti, senza vedere dove ci sta conducendo, dove ci porterà… è questo il vero fidarsi, la vera fiducia da dare a Gesù: seguirlo anche se non si vede niente davanti a sé, ma sapendo che solo così la nostra vita sarà piena, senza paure, e quindi davvero “rinnegata”, cioè donata fino in fondo.